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INARCASSA 3/2014 – SIT: Sistema Informativo Territoriale

Il mio articolo sui Sistemi Informativi Territoriali per la Inarcassa magazine

Il sistema informativo territoriale (SIT) consiste in uno strumento per lo più basato su soluzioni informatiche (hardware e software).
Ogni giorno tutti noi abbiamo a che fare con dei sistemi informativi, che vanno dagli sportelli online, alla ricerca di informazioni su internet, ai giochi che, per i più giovani, sono motivo di intrattenimento con sfide sempre più complesse in cui bisogna stare attenti e acquisire quante più informazioni possibili, fino ai semplici – ed ormai alla portata di tutti – navigatori satellitari.

Proprio a questi ultimi, si può associare al termine sistema informativo, l’appellativo territoriale.

I navigatori, insieme alle mappe di Google, Yahoo e Bing/Microsoft, ci possono dare una istantanea idea di cosa significa la parola SIT []


Riferimenti

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Il ruolo del GIS per PGT – parte 8

Parte 7 >>

Fase 4 – Il Masterplan

A seguito di questa fase si comincia a utilizzare il GIS per i dovuti aggiornamenti e la produzioni di report ed elaborati, nonché documenti relazionali, predisponendosi a una tavola più “artistica” e dal carattere molto manuale, costituita dal Masterplan. In questo ambito il GIS produce la base cartografica esatta, mentre i contenuti devono essere opportunamente disegnati e nel frattempo si iniziano a costruire le relazioni di partecipazione e di decisione, che sono considerati una fase a sé stante del PGT.

Al momento del deposito deve essere predisposta una serie di dati per la consegna alla Regione e alla Provincia, operazione per la quale non sussiste nessun problema se il tutto è realizzato col GIS, anzi, è necessario specificare che l’operazione da eseguire risulta essere purtroppo di gran lunga riduttiva rispetto a quanto si è dovuto produrre per redarre il PGT, non tanto nel numero di dati, ma piuttosto nel dettaglio e nella quantità delle informazioni che sono state elaborate, lasciando completamente da parte le varie analisi, se non quella della sensibilità paesistica. Il GIS fatto per il PGT contiene molte informazioni che dovrebbero essere consegnate alla Regione, in modo tale da tenere aggiornata la propria cartografia, con la dovuta scala di riferimento, ad osservanza di quegli standard che la direttiva INSPIRE considera fondamentali, ma che nella realtà non vengono seguiti che in qualche sporadico esempio.

Il processo di standardizzazione dei dati e delle informazioni che si sta evolvendo in questi anni non considera, tra gli obiettivi della pianificazione per governare il territorio, né i modelli di gestione delle aree di trasformazione, né i modelli perequativi, il che significa che prima devono essere creati gli standard per gestire i dati in programma e successivamente sarà preparata una nuova direttiva e sarà dato il via a studi e sperimentazioni. Ciò significa che un comune delle dimensioni di Como, ha facoltà di adottare un modello di gestione del territorio proprio ed ogni comune è in grado di gestire il proprio territorio nel modo che meglio gli conviene, per quanto riguarda il sistema GIS.

Questo è considerato il motivo della proposta di adozione del modello tecnologico GIS, che è decisamente all’avanguardia dal punto di vista della conoscenza del territorio. Questo modello ha da una parte la completa gestione delle elaborazioni del PGT e dall’altra il risultato di duplice implementazione fuori dal contesto di redazione, ovvero:

  • la gestione dei dati e il loro rapido aggiornamento, da cui prendere esempio per gestire tutti i dati fuori dell’ambito del PGT;
  • la gestione dei processi di pianificazione, attuazione, progettazione e anche monitoraggio degli indicatori.

Valutando attentamente la redazione di un PGT si può confermare la primaria importanza della qualità delle risorse impiegate per redarre gli elaborati, che in termini di tempo supera la metà di tutto l’intero processo e non può perciò essere sacrificata. Trascurare le risorse non solo va a discapito del processo di Piano, ma ne risentono notevolmente anche i processi che ne traggono vantaggio direttamente alla sua pubblicazione.

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Il ruolo del GIS per PGT – parte 7

Parte 6 >>

Fase 3 – Redazione

Durante la fase di redazione del DDP il GIS “è sempre acceso” e segue l’elenco delle elaborazioni richieste e si possono aggiungere a richiesta eventuali approfondimenti. Alcuni elaborati dove il GIS risulta fondamentale e in cui il suo impiego come strumento, dopo la formazione del PGT, fa emergere la sua utilità, sono:

  • la rettifica e l’aggiornamento dei dati provenienti da Enti sovracomunali, per loro natura poco aggiornati e poco dettagliati;
  • verifica di compatibilità dell’area urbanizzata rispetto alle regole del PTCP;
  • verifica della correttezza dei confini comunali con i comuni limitrofi;
  • rispetto dei vincoli e della programmazione sovracomunale;
  • censimento e gestione delle zone agricole, delle zone boscate e di quelle a parco;
  • analisi delle soglie storiche mediante interpretazione delle vecchie cartografie;
  • costruzione del grafo stradale, secondo le regole del codice della strada, per evidenziare le incongruenze e predisporsi per un necessario piano del traffico;
  • rappresentazione del PRG rettificato secondo un dettaglio cartografico maggiore e strutturato per essere utilizzato come confronto dei dati;
  • elaborato delle altezze degli edifici, del colore, delle classi energetiche, del livello di manutenzione, delle tipologie edilizie, della presenza di accessori e volumetrie adeguate e della qualità del costruito e dell’intorno, giardino e pertinenze;
  • lo stato di attuazione della pianificazione vigente, che consiste nel calcolo delle volumetrie residue sulle superfici residenziali dichiarate nel PRG, confrontate con gli edifici realmente costiruiti;
  • mappatura del sistema dei servizi e quantificazione, localizzazione ed analisi dei bacini di utenza e capacità logistica;
  • metodo per l’analisi della sensibilità paesistica, che unito al GIS costituisce da solo un sistema di valutazione delle trasformazioni che in altri ambiti è previsto già per legge;
  • completa visione sull’analisi del rischio idrogeologico e sismico.

La parte della pianificazione in cui il GIS si trasforma in uno strumento utilizzabile a supporto delle decisioni è quella programmatica, in cui si decidono le azioni future, avendo una visione d’insieme che consente di intereagire con il territorio in tempo reale. Ad esempio, utilizzando degli elaborati opportunamente predisposti si possono innanzitutto scegliere le diverse aree cui porre la giusta attenzione, che in comuni di dimensioni modeste gli amministratori e i tecnici comunali possono aver ben presente, ma non i professionisti e i cittadini. Inoltre tutti i nuovi commenti aggiornati dei cittadini risultano visibili nei luoghi oggetto d’interesse pubblico e in quelli in cui è possibile focalizzare l’attenzione.

Parte 8 >>

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Il ruolo del GIS per PGT – parte 4

Parte 3 >>

Le funzioni del PGT

Il Piano di Governo del Territorio comunale in Lombardia, del resto come tendenza in tutte le altre regioni d’Italia, costituisce un nuovo modo di governare, rispetto ai vecchi piani regolatori, non tanto perché derivano da una continua modifica della legge del 1942, ma perché sono costituite da una moltitudine di successive implementazioni che, attaccate di volta in volta, hanno creato una legislazione non molto elastica e piena di ridondanze da una parte e poco spazio a certi approfondimenti dall’altra e che nel caso di territori comunali un po’ particolari, riesce difficilmente a trarre beneficio. Così il Piano di Governo del Territorio sta tentando di dare una svolta mettendo in primo piano non solo delle tematiche nuove, ma, nella sua completa attuazione, quelle tematiche che negli ultimi decenni hanno prevalso rispetto ad altre. Con questo si intende la programmazione negoziata, la pianificazione delle aree non urbanizzate, il sistema dei servizi e delle reti tecnologiche e di mobilità, la programmazione sovracomunale e l’intrinseca capacità di attuare strumenti perequativi e di gestione delle risorse sovracomunali, considerando con tale i flussi pendolari e la produzione di CO2.

Una considerazione a parte deve essere fatta sui sistemi informatici che grazie alla loro evoluzione hanno permesso di gestire sempre più situazioni e procedure, le quali presentano un processo evolutivo adatto a gestire con più semplicità i vari processi di costruzione del Piano, e anche per ciò che il Piano si reputa lo strumento adatto a fare. Con le potenzialità degli strumenti informatici oggi disponibili, prendendo nel concreto un qualsiasi Piano attuativo, che interessa le aree sulle quali l’amministrazione deve attuare una trasformazione nel breve periodo, si può constatare che con mediante un PGT sviluppato con tecnologia GIS, è possibile gestire l’intero processo come se fosse un semplice aggiornamento della cartografia.

Dal punto di vista burocratico, non avendo avuto tali strumenti una concreta esperienza diretta negli uffici tecnici, non è possibile avere già un modello realmente attuabile e, inoltre, con tutte le variabili che differenziano un ufficio tecnico da un altro, sarebbe irrealizzabile un sistema ad hoc. Tuttavia, attualmente le varie legislazioni, tra le quali INSPIRE, come riferimento, prevedono in generale la standardizzazione dei dati territoriali, sulle orme del DBT e della’Agenda Digitale che stanno guardando in quell’ottica. Quanto detto riguarda le procedure già consolidate che invadono gli uffici tecnici comunali ogni giorno. Però, quando si parla di PGT, incomincia a sorgere una moltitudine di quesiti dovuti al fatto che nessuno ha ancora ben chiaro da quali elaborati è costituito questo nuovo Piano, e se pensiamo al 1942 ci accorgiamo di essere nella stessa situazione, ovvero travolti da una nuova legislazione, a cui seguivano dei modi di attuazione pratici quale riferimento per creare degli elaborati in modo da essere in grado di rappresentare ciò che veniva richiesto. Ciò si verifica ancora oggi con la Legge 12/2005, cui sono seguite delle linee guida per le modalità di costruzione del DDP, del PDR e del PDS. La differenza con il passato sta nell’innovazione: tra le diverse procedure che caratterizzano la costruzione del Piano, oggi si introduce la fase della creazione, in base a linee guida, di un elenco di elaborati e dei relativi contenuti, in seguito adottato come modello di riferimento, secondo un approccio che sembra essere sempre di più condiviso, e che come sistema si basa sul GIS, considerato lo strumento informatico più adatto a costruire gli elaborati del Piano. In poche parole il GIS sostituisce quello che prima della Legge 12 era costituito da materiale cartaceo e più recentemente digitalizzato con software CAD, da cui deriva una praticità unica rispetto a prima, che è stata oggi completamente assorbita dal GIS.

Viene chiamata GIS quell’infrastruttura (a volte contenitore) che riesce a raccogliere ogni tipologia di dato ed informazione, con delle procedure standard per maneggiare, elaborare e trasformare i dati, oppure personalizzabili a seguito dell’evoluzione continua del mondo informatico o da creare ad hoc seguendo gli utili manuali. Con il GIS è possibile produrre tutta una serie di elaborati descrittivi in forma di report, collezione di immagini, tabulati scientifici e soprattutto cartografia e servizi web, detti appunto WebGIS, che comprendono anche le varie attrezzature informatiche e il personale addetto alla manutenzione, all’implementazione e alla consultazione. La sua peculiarità rispetto ad altri sistemi informativi, consiste nella gestione dei dati geografici archiviati in base ad un sistema di riferimento ben preciso, in modo che qualsiasi dato, indipendentemente dalla tipologia, se contenente anche l’informazione geografica, può essere sovrapposto, confrontato o allegato a qualsiasi altro dato.

Il GIS nella pianificazione territoriale fornisce una completa visione di tutte le informazioni utili per gestire il territorio e tramite queste si possono manovrare le trasformazioni in modo tale da poter effettuare le scelte opportune e, soprattutto, per spiegare agli interlocutori non tecnici cosa succede intorno a loro. Per comprendere come è integrato il GIS in un PGT, si possono esaminare gli elaborati che al momento della consegna vengono depositati, i quali, grazie alla struttura con la quale sono stati redatti, devono essere pronti ed opportunamente modificati al momento dell’attuazione delle decisioni che fino al quel momento erano solo previste. Esiste una fase intermedia al momento del deposito, che prevede la consegna degli elaborati in Regione e in Provincia, in cui si ha un’interazione tra dei GIS con origine diversa, ma strutturati secondo gli standards che prevede attualmente la Regione Lombardia. All’avvio del PGT, si impiega da subito il GIS, nelle sue diverse fasi.

Parte 5 >>

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Il ruolo del GIS per PGT – parte 2

Parte 1

Il MISURC e il DUSAF

Queste basi inforamtive territoriali hanno introdotto molti aspetti tuttora sottoutilizzati:

  • il primo, che si tratta di un sistema di raccolta di tutta la pianificazione comunale, è costituito da un geodatabase che raccoglie una numerosa quantità di informazioni, ma purtroppo, sembra che è stato abbandonato, in vista dei nuovi sistemi utilizzati dalla Regione, per la raccolta dei dati (come l’obbligo degli incaricati del PGT alla consegna) relativi al PGT, che però rispetto al MISURC, è decisamente riduttivo;
  • il secondo è un progetto interessante, soprattutto dal punto di vista degli aggiornamenti, essendo arrivati alla 5 versione, in cui si cerca sempre di più di avvicinarsi a standard europei, progetto INSPIRE.

Svolgendo un’attività professionale, non di ricerca, ma applicata sul campo, ho sempre cercato di appoggiarmi agli schemi predefiniti, ma il livello di conoscenza, acquisito dal mio percorso di studi, mi ha portato spesso a pretendere di più di quanto offerto, o ciò che questi sistemi prevedevano di offrire.

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GEODATABASE

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PGT

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WEBAPP

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Con questo articolo inizio la teoria del mio “prodotto” da cui nasce City Planner IT, perché il vero gap di questo mio progetto è la documentazione descritta che risulta poco dettagliata. Proprio con questo articolo, illustrativo, vorrei così aprire una discussione, che porta gli interessati a collaborare per creare insieme questa documentazione, perchè penso che sia una valore indispensabile, unico modo per poter evolvere questo metodo.

Una breve descrizione dello schema di geodatabase che sto presentando, dovrebbe servire a chiarire fin da subito di cosa si tratta, soprattutto ai meno esperti di GIS, che costituiscono una buona parte dei professionisti che si occupano di Pianificazione territoriale.

I così detti shapefile, che prefisco chiamare entità geometriche o semplicemente features, sono ridotti al minimo indispensabile e la parte costituita da poligoni è ridotta a soli 2:

  • gli edifici;
  • le destinazioni d’uso.

Altri features principali, di tipo lineare, per essere pronti ad analisi specifiche di rete, sono quelle dei corsi idrici, della rete dei sottoservizi e quella stradale; mentre gli elementi puntuali sono maggiormente divisi in diversi features, sia per comodità, sia per motivi di sviluppo in quanto poco significativi in termini di analisi per la pianificazione comunale. Ciò che risultano numerose sono le tabelle, visto che contengono moltissime informazioni, derivanti da fonti diverse, che si preferisce tenere separate per la diversità della denominazione delle colonne, ma che tuttavia, hanno bisogno di una pesante elaborazione/regolamentazione per permettere al sistema di utilizzare in modo agevole.

In questa breve descrizione è necessario specificare gli attrezzi per la gestione di questa mole di dati. Mi definisco un Geografo che ha studiato la Pianificazione territoriale e ho approfondito poco i linguaggi di programmazione, quindi mi scuso anticipatamente sulla semplificazione e banalizzazione in cui incappo nella seguente descrizione del sistema che utilizzo, ma tutto sommato è ciò che mi trovo davanti quando mi siedo alla mia scrivania e cerco di descriverlo a modo mio.

La scelta è ricaduta su un database Postgres con estensione geografica PostGis. Questo utilizzato su sistemi operativi Linux, permette di accedere ai dati archiviati, in modo molto agevole con i software gis come QGis e gvSig, mentre la gestione grafica del database è affidata al software pgAdmin o phpPGadmin. Avendo a disposizione proprio questo database, lo sviluppo web, oltre ad essere ready to use, permette di ampliare all’infinito, con una preparazione di programmazione base, in modo immediato e piuttosto semplice, sia dalla parte di diffusione dei dati come servizio web, utilizzando Geoserver e Mapserver, sia per la creazione di interfacce di visualizazzione, interrogazione e modifica dei dati, sfruttando le potenzialità offerte dal linguaggio PHP.

Parte 3 >>

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Il ruolo del GIS per PGT – parte 1

Alla ricerca di uno standard per il GeoDatabase del Piano di governo del territorio

Laureando in Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale, dal 2003 al 2007, ho appreso la naturale evoluzione della gestione delle informazioni territoriali, mediante sistemi informatici, comunemente raggruppati sotto il termine di GIS (Geographic information system) o SIT (Sistemi informativi territoriali) che varie scuole di pensiero, tendono a volte a differenziare, ma altre a considerarli sinonimi. Penso che questo sia un compito in stile Wikipedia, da affrontare come discussione, proprio nelle sue pagine e quindi tralascio ulteriori commenti (vedi Discussione:Sistema informativo territoriale. Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.).

Ciò che vorrei illustrare in questo primo articolo è la mia esperienza che insieme ad un team di professionisti, ho sviluppato e utilizzato concretamente portando dei risultati più che sufficenti a dimostrare che lo schema di geodatabase che ho sviluppato può essere applicato ad ogni Piano di governo del territorio ed essere una base consolidata per apportare ulteriori sviluppi. Il livello di maturazione di questo schema di geodatabase è frutto di uno accurato studio dei diversi sistemi per l’archiviazione dei dati territoriali ed elaborazioni connesse, da cui ho preso riferimento ed unito le caratteristiche più funzionali di ognuno di essi.

Le banche dati su cui ho lavorato principalmente sono quelle fornite dalla Regione Lombardia, che fin dal 2000 con la conversione in vettoriale della CTR del 1994 (Carta tecnica regionale), ha prodotto, seguendo diversi progetti, una buona banca dati territoriale. Per citare le più utilizzate, sono state oggetto dei miei studi, la base informativa pedologica, quella della pianura sui beni ambientali, il censimento del patrimonio rurale della Provincia di Milano, i Piani territoriali di coordinamento provinciale, il MISURC e il DUSAF.

Parte 2 >>

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GIS nella pianificazione territoriale

L’attuale assetto dell’ambiente è frutto di un continua modificazione del territorio, nella sua conformazione fisica ed infrastrutturale, per un processo di adattamento costante determinato dall’azione congiunta di fattori naturali e antropici. Ponendo le basi sugli indirizzi programmatici in materia di ambiente indicati dal Consiglio d’Europa, finalizzati al miglioramento degli aspetti qualitativi tramite “il rilancio di una nuova presa di coscienza dei valori del territorio e delle regole per il loro governo”, in questo tema si svilupperanno lavori che pongono l’accento su strumenti e metodi di pianificazione e governo del territorio e dell’ambiente, con particolare riferiemnto ad aree di particolare interesse ambientale. In quest’ottica, saranno inquadrati gli strumenti di pianificazione e le procedure metodologiche da utlizzare nei processi di gestione delle risorse ambientali, per favorire una visione innovativa e una lettura in chiave dinamica delle problematiche proprie dell’ambiente.

Nuovi strumenti e metodologie per il governo dei valori territoriali

Utilizzando da tempo i GIS, viene sempre più spontaneo chiedersi quale sia il reale valore aggiunto che questi strumenti hanno, quando si deve progettare il territorio sia ambientalmente, sia economicamente, che socialmente, giusto per riprendere le sfere dello sviluppo sostenibile, con cui attuare/monitorare la pianificazione del territorio.

Il GIS, può essere inteso come un sistema informativo legato alla geografia, che però generalizziamo, cercando di passare ad un gruppo superiore, tralasciando alcune specifiche legate alla geografia e alla geometria della Terra, si può intendere la geografia, come l’interpretazione di un oggetto nello spazio, passando così ad una terminologia di questo gruppo, quale Sistema Informativo Spaziale.

Così il GIS e la pianificazione territoriale, si trovano concettualmente inscindibili, perchè il governo dei valori territoriali risulta prima di tutto un complesso meccanismo dinamico, che una possibilità di semplificazione dei processi e l’individuazione delle regole intrisiche con cui si evolve, porta ad una maggior comprensione del funzionamento e delle tendenze, da parte di tutti i livelli di preparazione degli attori interessati; questi sono soggetti a dover prendere decisioni, basandosi sul sistema di informazioni, ma anche sul regolamentare sia i valori territoriali, che le metodologie di acquisizione dei dati e la restituzione delle informazioni.

Un concetto che dovrebbe essere sempre chiaro, non tanto per la sua ovvia importanza, ma per la struttura del processo logico che avviene è che bisogna differenziare i dati dalle informazioni, per cui i primi sono fondamentali per le seconde, inquanto queste sono definite come un processo di elaborazione dei primi, infatti tutti tutti i giorni elaborano dati e formulano informazioni, che a loro volta si trasfomrmano in dati per dare altre informazioni, a volte comunque i dati producono ulteriori dati, spesso gestiti da sistemi appositi, ma ciò che fa la differenza è che la quantità di dati è n volte superiore alla quantità di informazioni.

Una delle più importanti regole che l’esperienza sul tema, ha portato a riflettere, soprattutto a livello nazionale ed internazionale è quello di standardizzare la struttura dei dati, non che la loro elaborazione e la restituzione; la struttura però è l’oggetto più studiato, perché costituisce la base su cui procedere per il resto del lavoro e non esiste ottimizzazione se non viene incluso nel processo la fase di standardizzazione dei dati di partenza.

Queste idea presuppone inoltre si ha un buon livello di partenza per qualsiasi progetto, quanto più sono i dati disponibili e che questi vanno costantemente incrementati con tutto ciò che viene generato nelle vari fasi.

Generalmente a seguito e attorno a questa prima fase, vengono sviluppati parallelamente diversi processi, quali la condivisione, la redazione di relazione e rapporti, nonchè le mappe geografiche e non; questo bagaglio accompagna i professionisti in giro dai vari attori, ma anche semplicemente dai cittadini di un determinato territorio, con però un unico scopo, cioè quello di governare i valori territoriali.

Un semplice incontro tra diversi attori, con un GIS a portata di mano, può trasportare un bagaglio di informazioni veramente ampio, se necessario, visto che sfruttando al massimo le regole di standardizzazione dei contenuti (non solo dei dati), anche molto personalizzate, evita, tra l’altro di occupare spazio inutile, ma sopratutto (visto che tanto di spazio in tasca equivale anche a 1Tb), velocizzare anche con dispositivi ultramobili, il risultato/informazione che più serve in quel preciso momento; nell’incontro mentre si ragiona, si pensa e si decide il GIS non ha la funzione di contorno, ma deve essere il protagonista e sicuramente bisogna famigliarizzare il più possibile con questo strumento potente, in modo da inserire tutti i nuovi dati/informazioni generati nell’incontro. Un ulteriore approccio che caratterizza un uso specialistico dei GIS, che però mediante opportune fasi formative e complessivamente maturando esperienza, vede i GIS nella veste di creatore di scenari, con cui simulare le trasformazioni e prendere così decisioni sempre più adeguate o meglio trasparenti, ricorrendo alla logica che il soggetto decisore ha probabilità di fare la scelta migliore, proporzionalmente alla quantità di dati posseduta.

Il GIS però rimane e rimarra sempre un software, che parte da una base geograficamente adatta a studiare il territorio, perchè si basa sull’entità geometrica, sull’attributo associato e le regole di composizione, gli elementi che però fanno la differenza, sopratutto per la scelta o le scelte di quali software usare, è valutata dai modelli di dati ed elaborazioni che ognuno possiede; se infatti restiamo nel campo dei GIS desktop non commerciali, ci troviamo a dovere utilizzare anche 5 GIS conteporaneamente, cosa (non solo positiva) alcuni software commerciali, possono risolvere, magari però ponendo attenzione ai modelli più comunemente utilizzati.

I cosidetti modelli/strumenti di geoprocessing, che ormai sono presenti in tutti i GIS più “sviluppati”, danno una molteplicità di risultati praticamente infinita, come per esempio l’union, che prima di tutto può sostituire gli altri quali il clip, interesect, erase, che insieme al buffer, può generare risultati adatti a interrogare il territorio in maniera profonda e multidimensionale.

Questi modelli/strumenti principalemente, oltre al geoprocessing, si possono dividere tra la gestione ed interrogazione degli oggetti geometrici e quelli che si appoggiano all’analisi statistica. Una terza tipologia di strumenti punta a sviluppare la parte di visualizzazione tridimensionale (interessante anche l’introduzione della dimensione tempo) e la discretizzazione dei dati geometrici, che punta ad avere delle entità più facilmente analizzabili dai modelli/strumenti della seconda tipologia, quelle statistico-analitici.

esempio GIS

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Un geodatabase per la Pianificazione territoriale comunale

Un geodatabase per la Pianificazione territoriale comunale: laureando in Pianificazione territoriale, urbanistica ed ambientale, dal 2003 al 2007, ho appreso la naturale evoluzione della gestione delle informazioni territoriali, mediante sistemi informatici, comunemente raggruppati sotto il termine di GIS (Geographic information system) o SIT (Sistemi informativi territoriali) che varie scuole di pensiero, tendono a volte a differenziare, ma altre a considerarli sinonimi. Penso che questo sia un compito in stile Wikipedia, da affrontare come discussione, proprio nelle sue pagine e quindi tralascio ulteriori commenti.

Ciò che invece vorrei illustrare in questo articolo è la mia esperienza che insieme a vari team di professionisti, ho sviluppato sul campo, portando dei risultati più che sufficienti a dimostrare che lo schema di geodatabase che ho perfezionato può essere applicato ad ogni Piano di governo del territorio ed essere una base consolidata per apportare ulteriori sviluppi.


Il livello di maturazione di questo schema di geodatabase è frutto di uno accurato studio dei diversi sistemi per l’archiviazione dei dati territoriali ed elaborazioni connesse, da cui ho preso riferimento ed unito le caratteristiche più funzionali di ognuno di essi.

Le banche dati su cui ho lavorato principalmente sono quelle fornite dalla Regione Lombardia, che dall’anno 2000, con la conversione in vettoriale della CTR del 1994 (Carta tecnica regionale), ha prodotto una buona banca dati territoriale. Per citare le più utilizzate, sono state oggetto dei miei studi, la base informativa pedologica, quella della pianura sui beni ambientali, il censimento del patrimonio rurale della Provincia di Milano, i Piani territoriali di coordinamento provinciale, il MISURC e il DUSAF.

Questi ultimi due hanno introdotto molti aspetti tuttora sotto-utilizzati: il primo, che si tratta di un sistema di raccolta di tutta la pianificazione comunale, è costituito da un geodatabase che raccoglie una numerosa quantità di informazioni, ma purtroppo, sembra che è stato abbandonato, in vista dei nuovi sistemi utilizzati dalla Regione, per la raccolta dei dati (come l’obbligo degli incaricati del PGT alla consegna) relativi al PGT, che però rispetto al MISURC, è decisamente riduttivo; il secondo è un progetto interessante, soprattutto dal punto di vista degli aggiornamenti, essendo arrivati alla 5a versione, in cui si cerca sempre di più di avvicinarsi a standard europei, più precisamente al progetto INSPIRE.

Svolgendo un’attività professionale, non di ricerca, ma applicata sul campo, ho sempre cercato di appoggiarmi agli schemi predefiniti, ma il livello di conoscenza, acquisito dal mio percorso di studi, mi ha portato spesso a pretendere di più di quanto offerto, o comunque intuire ciò che questi sistemi prevedevano di offrire.

Con questo articolo,  illustrativo, intendo spiegare la teoria del mio prodotto, perchè il vero gap del mio progetto è la documentazione descritta in modo dettagliato, che non ho mai avuto il tempo di fare. Vorrei così aprire una discussione, che porta gli interessati a collaborare per creare insieme questa documentazione, perchè penso che sia una valore indispensabile, unico modo per poter evolvere questo metodo.

Esempio PGT con geodatabase

Lo schema del geodatabase

Una breve descrizione dello schema del geodatabase, dovrebbe servire a chiarire fin da subito di cosa si tratta, soprattutto ai meno esperti di GIS, visto che la Pianificazione territoriale, risulta essere una materia con varie sfaccettature, che usa diversi strumenti, ma sempre più spesso i GIS sono il filo conduttore. I così detti shapefile, che prefisco chiamare entità geometriche o semplicemente features, sono ridotti al minimo indispensabile e la parte costituita da poligoni è ridotta a soli 2: gli edifici e le destinazioni d’uso; altri features principali, di tipo lineare, per essere pronti ad analisi specifiche di rete, sono quelle dei corsi idrici, della rete dei sottoservizi e quella stradale; mentre gli elementi puntuali sono maggiormente divisi in diversi features, sia per comodità, sia per motivi di sviluppo in quanto poco significativi in termini di analisi per la pianificazione comunale. Ciò che risultano numerose sono le tabelle, visto che contengono molte informazioni, derivanti da fonti diverse, che si preferisce tenere separate anche solo per la diversità della denominazione delle colonne; una ulteriore massiccia elaborazione viene fatta su queste tabelle per ottimizzare la gestione col sistema GIS/geodatabase.

In questa breve descrizione è necessario specificare gli “attrezzi” per la gestione di questa mole di dati. Mi definisco un Geografo che ha studiato la Pianificazione territoriale e ho studiato veramente poco i linguaggi di programmazione, quindi mi scuso anticipatamente sulla semplificazione e banalizzazione che sicuramente incappo nella seguente descrizione del sistema che utilizzo, ma tutto sommato è ciò che mi trovo davanti quando mi siedo alla mia scrivania e cerco di descriverlo a modo mio. La scelta è ricaduta su un database Postgres con estensione geografica PostGis. Questo, utilizzato su sistemi operativi Linux, permette di accedere ai dati archiviati, in modo molto agevole con i software GIS come QGis e gvSig, mentre la gestione grafica del database è affidata al software pgAdmin o phppgAdmin. Avendo a disposizione proprio questo database, lo sviluppo web, oltre ad essere ready to use, permette di ampliarlo all’infinito, con una conoscenza di programmazione base, in modo immediato e piuttosto semplice, sia dalla parte di diffusione dei dati come servizio web, utilizzando Geoserver e Mapserver, sia per la creazione di interfacce di visualizazzione, interrogazione e modifica dei dati, sfruttando le potenzialità offerte dal linguaggio PHP.

I features che voglio riportare, essendo i principali elementi che permettono di gestire quasi la totalità di un PGT sono:

  • pg_destinazioni

  • pg_edifici

  • pl_viabilita

  • pl_aerofotogrammetrico

Ognuno di questi features ha funzioni specifiche, ruoli ben precisi e al loro interno (le tabelle associate alle geometrie) contengono informazioni codificate che coprono la panoramica delle richieste che la Pianificazione territoriale si attende. La regolarità geometrica unita alla topologia delle forme è fondamentale, mentre la moltiplicazione della segmentazione, che ha sempre portato problemi nella restituzione grafica, ha molta libertà, visto che la scelta di PostGIS, risolve anche questi problemi, senza moltiplicare i features per ogni esigenza o comunque è fatto in automatico attraverso regole.

Questo sistema complesso è tenuto insieme da regole e lo sviluppo continuo, si basa proprio sulla semplificazione di procedure e processi, ricercando continuamente regole, che permettono di consolidare le diverse parti, i così detti geoprocessing e spatial analyst.

La differenza in termini di gestione del territorio, tra i 4 features, è data da pg_destinazioni, perché a differenza degli altri, questo è costituito da un sandwich di informazioni, mentre gli altri, compresi quelli minori non citati in questo elenco perché non principali, tengono insieme anch’essi molti dati, ma provenienti dallo stesso oggetto: gli edifici hanno la componente strutturale, quella documentale, quella immobiliare e quella tipologica; così le strade e tutti gli elementi che costituiscono l’aerofotogrammetrico. Mentre pg_destinazioni è considerato un sandwich perché si sovrappongono vincoli, dati catastali, destinazioni d’uso, uso effettivo del suolo, azzonamento ed è l’unico riferimento per contare in modo preciso le aree su tutto il territorio comunale, dove si appoggiano sia gli altri 3 features, sia tutti i features non principali.

Questo ci porta a considerare la logica di relazione tra le geometrie, agevolata da PostGIS. Un edificio è posizionato su un’area di territorio, che è attraversata da diverse strade; una area, essendo identificata in modo preciso, è confinante con un’altra area, dove ci sono altri edifici e altre tipologie d’uso e altre strade; in questo modo posso così calcolare la disponibilità di servizi, tipo parcheggi e aree verdi, le attrezzature con cui è costruita la strada, tipo spartitraffico e marciapiedi, il numero virtuale in base al volume degli abitanti insediabili e le potenzialità dell’area ad ospitare nuove volumetrie; tutto questo sempre tenendo sotto controllo i calcoli (ovvero gli impatti) attraverso una dashboard, aggiornata in real-time ad ogni modifica. Lo sviluppo di questo sistema potrebbe sfruttare questa dinamicità per creare scenari in base a scelte di pianificazione differenti, per supportare le decisioni che le amministrazioni devono prendere, che troppo spesso si basano su dati non di tipo territoriale, semplicemente perché non sono dotate di un sistema che reagisce in questo modo.

Applicazioni

Con questo sistema, di cui rimando a fine articolo, la specifica della struttura principale, riesco ad affrontare in modo lineare, tutta una serie di analisi, richieste (o di solito ipotizzate) dalla pianificazione comunale. Si possono chiamare analisi spaziali o semplicemente analisi territoriali, che consentono di creare scenari di analisi, su cui poter discutere ed effettuare le scelte di pianificazione.

  • verifica della compatibilità dell’area urbanizzata definita dalla Provincia, con le trasformazioni previste

  • stato di attuazione della pianificazione vigente

  • calcolo degli abitanti insediabili

  • calcolo dei servizi disponibili

  • verifica dei parametri urbanistici

  • calcolo di indicatori di caratterizzazione dei comparti

  • valutazione dell’indice di forma

  • valutazione dell’indice di compatibilità edificata

  • classificazione sensibilità paesistica

  • valutazione rischio idrogeologico

Questo elenco sicuramente non è esaustivo, ma vorrei sottolineare, che le analisi elencate sono frutto di una mia interpretazione della Legge per il governo del territorio, validata insieme ai tecnici/professionisti con cui collaboro, arrivando a definire delle linee guida, da sviluppare e da approfondire, sia la tecnica di realizzazione, sia la reale applicazione.

I features

A seguito, riporto l’elenco delle colonne, che costituiscono la struttura delle tabelle (e loro decodifica) all’interno del (mio)geodatabase.

pg_destinazioni

  • gid identificativo univoco

  • g01_studio macro area di studio

  • g02_indagine segmentazione della macro area di studio

  • comparto segmentazione dell’area di indagine

  • cod_uni_p nel caso in cui il comparto ha diversi azzonamenti

  • catasto foglio e mappale

  • au area urbanizzata definita dalla Provincia

  • scen1a pianificazione vigente

  • scen2a ulteriore definizione sovracomunale (parchi, aree militari …)

  • scen2b codice di confronto tra pianif. attuale e di PGT

  • scen2c prima classificazione azzonamento

  • scen2d specifica di scen2c

  • scen2e specifica di scen2d

  • cod_st codice identificativo strada

  • ambtrasf ambito di trasformazione (vero/falso)

  • ambito_2 cod.uni. ambito di trasformazione

  • stato libero/occupato

  • pa_tipo pianificazione attuativa

  • pian_esec cod.uni. pianif. attuativa

  • pubb_priv proprietà (pubblico/privato/altro)

  • ambser ambito servizi (vero/falso)

  • cod_serv cod.uni. servizi

  • v_strada vincolo codice della strada (vero/falso)

  • v_idro vincolo idrogeologico (vero/falso)

  • v_pozzo vincolo acque potabili (vero/falso)

  • v_cimi vincolo cimiteriale (vero/falso)

  • v_cscs vincolo beni storico/architettonici (vero/falso)

  • … altri vincoli (vero/falso)

  • ptcp specifica PTCP

  • notes (…)

Tabelle di decodifica.

tb_scen2b

1 – consolidato

2 – in trasformazione con cambio di destinazione da agroforestale

3 – in trasformazione con cambio di destinazione da ind.art.comm

4 – in trasformazione con cambio di destinazione da residenziale

5 – in trasformazione con cambio di destinazione da servizio

6 – in trasformazione possibile

7 – modifica (trasformazione senza cambio di destinazione)

8 – non trasformabile

9 – rettifica / errori materiali

10 – consolidato in realizzazione

tb_scen2c

1 – residenza

2 – ind.art.comm.

3 – servizi

4 – verde

5 – strade

Oltre a queste esistono anche (come visibile dalla struttura) tb_scen2a, 2d e 2e, ma riportare la loro decodifica, porterebbe via molto spazio a questo articolo.

Categories
Idee e progetti

Tesi PIANIFICAZIONE TERRITORIALE URBANISTICA E AMBIENTALE

Politecnico di Milano
Facoltà di Architettura e società
Corso di Laurea in Pianificazione urbana e politiche territoriali
Anno Accademico 2005/2006

Il territorio rurale produttore di valori per la costruzione di un sistema degli spazi aperti

Il caso della provincia di Mantova

Relatrice: Maria Cristina Treu – Co-Relatore: Carlo Peraboni


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Alla luce della nuova Legge regionale 12/2005 per il governo del territorio, attraverso l’applicazione (prevista dagli indirizzi regionali) del modello denominato Metland (Metropolitan landscape planning model), sono stati individuati degli Ambienti agricoli per la provincia di Mantova.

Il metodo Metland per la stima del valore agricolo forestale, meramente applicato, non è stato in grado di far emergere le specificità del territorio provinciale mantovano quindi, è stata necessaria una ricalibrazione dei valori per adattarlo alla scala provinciale.

Un ulteriore passo è stato fatto attraverso l’introduzione di nuovi elementi conoscitivi, che hanno proporzionato il Metland al caso mantovano. L’emergere delle peculiarità del territorio ha permesso l’individuazione di 13 Ambienti tra loro differenziati principalmente per il diverso valore agricolo forestale, per la diversa morfologia, per le diverse valenze ambientali e paesistiche ma anche per il diverso tessuto socio-economico.

Per esaminare l’effettiva validità degli Ambienti agricoli provinciali, è stata opportuna una loro rilettura a scala locale per verificarne la capacità di indirizzare le scelte pianificatorie legate al territorio rurale.

Il comune su cui si è scelto di operare è stato quello di Goito perché ricadente in tre diversi Ambienti. Il caso preso in esame vede un territorio comunale caratterizzato da situazioni molto diverse in cui le scelte operative devono diversificarsi in funzione di nuove prospettive di paesaggio emerse dalla nuova partizione territoriale.

Dopo aver verificato come il Piano regolatore generale, tratta in modo omogeneo le aree agricole, senza operare distinzioni, a seguito degli studi effettuati, si è tentato di delineare un possibile piano degli spazi aperti per il comune di Goito.

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Governo per il consumo di suolo

l’argomento trattato in questa Tesi PIANIFICAZIONE TERRITORIALE è la gestione del “consumo di suolo”. Il suolo costituisce una risorsa fondamentalmente non rinnovabile, che nello svolgere le sue fondamentali funzioni (produttiva, protettiva e naturalistica) consente di mantenere la produttività agricola, la protezione delle risorse idriche e l’equilibrio degli ecosistemi naturali.

In una regione come la Lombardia, a forte densità di popolazione e di attività economiche, la risorsa suolo costituisce il fattore limitante, che rischia di creare le difficoltà maggiori ad una gestione sostenibile del territorio. Il suolo, così come l’acqua e l’aria, rappresenta una risorsa naturale fondamentale per l’umanità. I suoli coprono la superficie terrestre come una coltre continua, interrotta solo da acqua, ghiacci e roccia affiorante. Questo “continuum” funziona come una membrana, attraverso cui avviene uno scambio continuo di materia ed energia, che i suoli regolano riflettendo o trattenendo flussi e sostanze. Nonostante questo, i suoli sono il supporto di quasi tutte le attività antropiche, l’origine della nostra alimentazione e il più efficace sistema depurante. Una gestione attenta e sostenibile della risorsa suolo è quindi indispensabile, non solo per mantenere la produttività agricola, ma anche per la protezione delle risorse idriche e l’equilibrio degli ecosistemi naturali.

Dopo più di un quarto di secolo la Regione Lombardia ha una nuova legge urbanistica con il titolo “Legge per il governo del territorio”. La legge è maturata in un contesto di rilevanti cambiamenti istituzionali che spaziano dalle leggi sul riordinamento delle autonomie locali ai tre testi unici di più recente attuazione e alla riforma del titolo V ex legge 3/2001 che, introducendo il concetto di governo del territorio, sottolinea come a questo scopo collaborino più competenze, più strumenti e più soggetti pubblici e privati e come l’urbanistica sia una delle discipline, che partecipa alle trasformazioni del territorio.

La nuova legge urbanistica regionale n. 12/2005 introduce rilevanti novità per le aree agricole:

  • L’art. 9 identifica, tra i servizi urbani, la rete ecologica e il verde di connessione tra i sistemi insediativi e il sistema rurale (Piano dei servizi).
  • L’art. 10 stabilisce che sono compiti del Comune individuare le aree trasformabili, quelle non trasformabili e quelle da destinare all’agricoltura e stabilire la disciplina d’uso delle stesse (Piano delle regole).
  • L’art. 15 attribuisce al PTCP i compiti di: identificare gli “ambiti destinati all’attività agricola” e di definire i criteri per individuare a scala comunale le aree agricole, nonché le modalità per la valorizzazione, l’uso e la tutela.

Note importanti emergono anche dagli articoli:

  • Art. 1 in cui vengono definite le modalità di esercizio delle competenze spettanti alla Regione e agli enti locali nel rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento statale e comunitario, nonché delle peculiarità storiche, culturali, naturalistiche e paesaggistiche che connotano la Lombardia.
  • Art. 4 dove vengono trattati i temi degli impatti, delle mitigazioni e compensazioni
  • Art. 8 individuazione dei grandi sistemi territoriali, il sistema della mobilita, le aree a rischio o vulnerabili, le aree di interesse archeologico e i beni di interesse paesaggistico o storico-monumentale, e le relative aree di rispetto. I Siti interessati da habitat naturali di interesse comunitario, gli aspetti socio-economici, culturali, rurali e di ecosistema, la struttura del paesaggio agrario e l’assetto tipologico del tessuto urbano e ogni altra emergenza del territorio che vincoli la trasformabilità del suolo e del sottosuolo:
  • Art. 19 secondo cui il Piano territoriale regionale indica
  1. gli obiettivi principali di sviluppo socio-economico del territorio regionale, come espressi dal programma regionale di sviluppo e dal complesso della programmazione regionale di settore:
  2. il quadro delle iniziative inerenti alla realizzazione delle infrastrutture e delle opere pubbliche di interesse regionale e nazionale:
  3. i criteri operativi per la salvaguardia dell’ambiente, in relazione alle previsioni dei piani territoriali di coordinamento dei parchi regionali, della disciplina delle aree regionali protette e degli atti di regolamentazione e programmazione regionale e nazionale in materia di salvaguardia delle risorse idriche, geologiche, idrogeologiche, agro-forestali, ecologiche, della riduzione dell’inquinamento acustico ed atmosferico, dello smaltimento dei rifiuti:
  4. il quadro delle conoscenze delle caratteristiche fisiche del territorio.

Le novità sono maturate in un contesto di presa di coscienza dei valori del suolo agricolo ma anche di presenza di forti tensioni e contrasti con altre destinazioni d’uso. Vanno messe in evidenza alcune osservazioni relative al consumo del suolo:

  • l’intensa urbanizzazione dell’area metropolitana, che interessa l’intera fascia centrale del sistema collinare e della pianura della regione, e che genera contrasti d’uso, soprattutto nelle aree di pianura dove i territori sono più fertili;
  • la presenza di un sistema agroindustriale di grande valore di mercato, che insiste su un territorio altamente produttivo e che richiede di essere tutelato e valorizzato nella sua unitarietà di sistema rurale, attraverso approcci progettuali e non solo di misure di settore.

Mai come in questo momento, è importante che i tre diversi livelli, in cui si articola la politica agraria, siano compatti nell’impostazione e complementari negli interventi.

La politica agricola comunitaria deve assimilare i grandi cambiamenti in atto a livello internazionale ed definirli in forma adattabile con le esigenze e le aspettative dell’agricoltura europea; la politica agraria nazionale deve essere autrice e interprete degli indirizzi comunitari, affinché essi siano pienamente compresi e adeguatamente applicati; la politica agraria regionale deve rappresentare e soddisfare le esigenze di sviluppo delle realtà locali, attraverso un’azione che sia coerente con gli indirizzi provenienti dai livelli superiori e nel contempo rispettosa delle specificità riscontrabili a livello locale.

In Italia nell’ultimo decennio le costruzioni hanno sottratto all’agricoltura circa 2.800.000 Ha di suolo. Ogni anno si consumano 100.000 ha di campagna. L’Italia è il primo paese d’Europa per disponibilità di abitazioni, nonostante tutto, il suolo agricolo è sempre ritenuto potenzialmente edificabile. Ecco il motivo di questa Tesi PIANIFICAZIONE TERRITORIALE.

Al consumo di suolo contribuisce un sistema di infrastrutture molto esteso, soprattutto nelle aree di pianura. Malgrado questo sviluppo, nelle nostre regioni si registra un deficit infrastrutturale soprattutto per quanto riguarda le reti su ferro e la viabilità di transito più veloce. Oggi le infrastrutture richiedono sezioni più ampie e un maggior numero di connessioni con la rete esistente; spesso lo sviluppo di queste opere risulta più esteso della stessa tratta autostradale progettata.

L’approccio progettuale dei programmi insediativi e infrastrutturali deve essere sostenuto da un sistema di conoscenza che integri più fattori e più punti di vista. Il valore del paesaggio rurale è qualcosa di diverso e probabilmente di più complesso, sia dei paesaggi originari riconoscibili per i caratteri di naturalità che dei paesaggi agrari funzionali e generalmente semplificati. I fattori di maggior pregio rinviano alla biodiversità e si basano sul riconoscimento, da un lato, della multifunzionalità che le nuove politiche programmatiche agricole impongono al sistema rurale, dall’altro, del valore delle opere incorporate nel sistema rurale. I criteri di lettura e un progetto unitario devono mettere assieme più conoscenze e dedicarsi con attenzione a particolari rilevazioni e disposizioni che possono arricchire gli stessi approcci della tradizione urbanistica quali: la distanza delle coltivazioni rispetto alle canalizzazioni e ai fiumi, la pendenza e la forma degli argini, l’ampiezza dei bordi dei percorsi di servizio. Sono indicazioni che non devono tradursi in ulteriori vincoli ma in suggerimenti sostenuti da esempi di buone pratiche, quindi in un approccio ambientale intelligente che parta dalle esigenze di valorizzazione del sistema rurale e del suo sistema di conduttori aziendali.

In questo quadro si colloca il progetto “Val.Te.R. –Valorizzazione del Territorio Rurale” il cui scopo è quello di approfondire la conoscenza dei meccanismi e delle componenti che, laddove sollecitate, comportano la trasformazione e di stabilire opportuni criteri di valutazione che consentano un uso consapevole della risorsa rappresentata dal territorio agricolo. Il progetto Val.Te.R. è lo sviluppo di altri lavori promossi dalla Direzione Generale dell’Assessorato all’agricoltura della Regione Lombardia quali: Sal.Va.Te.R, Salvaguardia e Valorizzazione del Territorio Rurale, finalizzato alla valorizzazione del territorio e del paesaggio rurale e all’orientamento della conoscenza dei loro meccanismi evolutivi; Osserva.Te.R, Osservatorio del Territorio Rurale, teso a riconoscere i tratti caratteristici del territorio agricolo e a raccontarli al pubblico attraverso schede tecniche e campagne illustrative; Linee Guida di pianificazione per un uso sostenibile del territorio rurale, documento che ha permesso il confronto con enti locali, associazioni di categoria, consorzi di bonifica per la condivisione degli obiettivi e dei criteri.

La Regione Lombardia ha prodotto documenti di riferimento per l’individuazione, ai sensi della Legge sul Governo del Territorio (l.r. 12/05), degli ambiti agricoli nei PTC provinciali.
Nello specifico si tratta dell’applicazione del metodo Metland (Metropolitan landscape planning model), elaborato a partire dal 1971 da un gruppo interdisciplinare di ricercatori dell’Università del Massachussets (USA), si basa sulle seguenti fasi:

  • determinazione della vocazione agricola;
  • definizione della destinazione agricola reale;
  • calcolo e determinazione del valore agroforestale del territorio.

Si vogliono integrare Metland e Valter in modo tale da poter ricostruire una base informativa che raccolga spunti provenienti da elaborazioni precedenti che si implementi con i PTCP alla luce della L.R. 12/2005.

Nella provincia di Mantova verranno individuati degli “Ambienti” in base ai caratteri dei suoli, successivamente sarà necessaria una trasposizione a livello locale, in questo modo sarà possibile costituire una serie di linee guida per i comuni in modo tale che l’agricoltura divenga un elemento da considerare nella stesura di un progetto; dovrà divenire una variabile avente peso rilevante.

In una realtà come quella mantovana, dove l’agricoltura ricopre un ruolo primario, sia nel contesto economico che in quello paesistico, si ritiene fondamentale intervenire in modo tale da salvaguardare i suoli; salvaguardia che comporterà ad una conseguente tutela ambientale.

Tesi PIANIFICAZIONE TERRITORIALE URBANISTICA E AMBIENTALE

Indice della tesi

  1. Lo spazio rurale e le aree destinate all’agricoltura
  2. L’innovazione legislativa come opportunità
  3. Il caso di Mantova
  4. Gli strumenti di pianificazione e di conoscenza del territorio
  5. Nuovi strumenti per lo sviluppo del territorio
  6. Dalla visione di area vasta alla scala locale: il comune di Goito
  7. Linee guida progettuali relative alle trasformazioni future riguardanti il territorio del comune di Goito
  8. Conclusioni
tesi pianificazione territoriale
Il territorio rurale produttore di valori per la costruzione di un sistema degli spazi aperti
Il caso della provincia di Mantova