Guardiamoci nelle tasche: consumismo o sopravvivenza?

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Guardiamoci nelle tasche: consumismo o sopravvivenza?

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Telefonino e relativi accessori, mazzo di chiavi, tessere elettroniche varie, qualche contante, chiavetta usb e cosmetici vari. Perché?

Questo viene chiamato progresso, che in se sembra indicare la natura dell’uomo a sopravvivere, solo che gli oggetti sopraindicati sono degli strumenti che ci permettono  di vivere, in libertà, in sicurezza, e ci permettono anche di svagarsi: capita a chi  più e a chi meno di prendere il telefonino e chiamare qualcuno anche solo per scambiare due parole, magari quando si è in treno o mentre si fuma una sigaretta nei momenti di pausa.

Questo può essere un modo per tenere vivo i rapporti sociali instaurati tra le persone. Questi legami sono di diversi tipi,  economici, personali, di convenienza, di etica, di informazione e di controllo.

Ogni produttore spinge le persone a sfruttare questo tipo di legami base ai vari interessi sfruttando gli strumenti a disposizione sul mercato; soggetti come industrie, servizi e enti amministrativi sempre più hanno la necessità che questi strumenti vengano usati.

Con questa premessa possono essere immaginati due scenari paralleli, ricchi di interazioni volontarie e non.

Il primo scenario ha come protagonista il Mercato in cui circola una certa quantità di “moneta”, la quale una maggiore quantità, indica un maggiore sviluppo; la soluzione è quella di aumentare la disponibilità di beni acquistabili o comunque scambiabili

Nel secondo scenario i protagonisti sono ogni singolo cittadino e/o gruppo di individui legati da un certo tipo di relazione, che ha come scopo principale la sopravvivenza, divertendosi, rimanendo in salute, stringendo rapporti con un certo numero di altri individui, sviluppando la propria intelligenza o  semplicemente comunicando.

Un esempio in cui questi due scenari sono entrati in forte relazione, è avvenuto durante gli anni del fordismo industriale, in cui venivano prodotti beni di consumo per aumentare il Mercato, che si potevano acquistare col salario ottenuto lavorando per produrli, per accrescere il proprio status.

Questo esempio di forte interazione si può semplificare pensando ad un individuo che sì costruisce una automobile non solo per usarla, ma per avere una comodità in più rispetto ad altri. Come è possibile immaginare, oltre al fatto che questo individuo, non avrebbe il tempo per guadagnare denaro con cui acquistare beni di prima necessità, porterebbe ad un collasso del Mercato e ad una perdità di tempo e di opportunità.

Questo perchè un individuo, che possiede la capacità di costruire totalemente un automobile, sarebbe sprecato, per il Mercato, a produrla manualmente, visto che assieme ad un team di individui ne potrebbe produrre svariate. Inoltre si instaurerebbe quello scambio di informazioni ed interazioni personali  che sono fondamentali per ognuno. Le istituzioni, invece tendono a prevenire questo genere di situazioni ed agendo su molti settori gestiscono ogni giorno il futuro dei propri paese,  Il senso stesso delle istituzioni, composte  da individui, che operano sopra le parti, ma che  anchessi interagiscono in questo sistema,  non può essere solo definito come il Mercato.

Ogni individuo con età compresa tra i 18 e i 60 anni scandisce la propria vita in questo modo: 8 ore di sonno, 8 ore di lavoro e 8 ore per fare tutto il resto. Questo è semplicemente l’equilibrio che si cerca di ottenere, per svolgere le più svariate attività in “armonia” e nel modo giusto, ottenendo così un effetto positivo sulla rendita fisica e mentale. Come alle diverse scale di rappresentanza questo equilibrio può essere ottenuto? Ponendo per esempio che un individuo per stare bene deve trascorrere più tempo possibile con gli amici o con la famiglia, ma deve anche andare in posta a pagare un bollettino, la soluzione è che questa attivitàvenga svolta nel più breve tempo possibile; Ripercorriamo le tappe del progresso  in questo tipo di attività: all’inizio (non si sa quando), bisognava recarsi nel paese in cui erano siti gli uffici postali, col passare degli anni gli uffici postali si sono diffusi e ora ne troviamo anche più di uno in ogni paese, ma anche la quantità di commissioni che possono essere fatti in questi luoghi è aumentata, così anche il numero di cittadini presenti in ogni paese, (arrivando al noto “incubo” dei giorni delle scadenze dei  pagamenti, in cui è necessario trascorrere diverso tempo in coda ad aspettare). Il progresso ci porterà a non dovere neanche uscire di casa per effettuare una commissione nelle poste, attraverso internet.

Questo non vuol dire che gli uffici postali cesseranno di esistere, solo un cambio di ruolo, in modo naturale, perchè chi sarebbe più adatto per prestare consulenza sulle transazioni via internet, se non l’individuo che lavora allo sportello della posta, adeguatamente formato e aggiornato sui nuovi strumenti.

Il processo di semplificazione nasconde una attività specifica, che è quella di rendere tutto il più standard possibile ed organizzare la burocrazia e i metodi di transazione necessari per effettua questa attività.

Ecco nascere le imprese di servizi che non hanno uno scopo specifico, se non quello di facilitare, di incrementare e di rendere più fruibili le reti delle relazioni.

 

“Il progresso non è tale se non è alla portata di tutti.” Enry Ford.

 

“La tecnologia? Deve essere abilitante, non deve offrire l’accesso ad un determinato mondo, ma garantire a ciascuno la possibilità di costruirsi il proprio” Bill Gates.

 

La relazione spazio tempo la troviamo in tutti e due i casi e ottimizzarla sembra proprio essere il motto delle imprese dei servizi.

Ciò che ci troviamo ogni giorno davanti è comunque la necessità di ottimizzare le attività quotidiane, che come l’impossibilità di un singolo individuo di costruire una automobile dal niente, alcune attività quotidiane non possono essere svolte senza l’aiuto o il servizio di qualcun’altro. Gli investimenti pubblici, che tirando i conti sono sempre i soldi di ognuno di noi, mirano sempre di più a creare e sviluppare strumenti necessari alle attività di tutti i giorni, questa offerta è direttamente proporzionale alla ricchezza del paese, anche se molti pensano che i soldi che si guadagnano lavorando potrebbero essere, anche solo in parte usati in diverso modo o anche accumulati per non si sa quale motivo.

Forse la soluzione migliore è di ottimizzare tutto, ma i diversi interessi fanno dei processi decisionali un modello irrazionale che difficilmente può essere previsto, ma si può solo vedere come col passare degli anni si rafforza una posizione rispetto ad un’altra.

Questo sembra anche essere il modello con cui si sviluppano le città o comunque le forme urbanizzate.

Analizzando per esempio l’area metropolitana di Milano anche se perlopiù indefinibile fisicamente,  non può essere tralasciato il fatto che siamo in una situazione molto comunitaria che instaura forti collegamenti tra le diverse attività e diversi soggetti.

Qui sembra proprio essere un laboratorio di strumenti non sempre utili per l’individuo, che un po’ pilotato, si trova a proprio agio, infatti tralasciando l’ambiente degradato (che sta entrando proprio in questi anni nei modelli decisionali), l’individuo ha tutto il necessario e ogni cosa che può essere considerata il surplus più o meno accessibile.

Un aspetto che mette a rischio questo complesso sistema è il congestionamento urbano, temine noto a chiunque si occupa di pianificazione (non solo urbanistica), che non è solo a livello micro, ma essendo una metropoli internazionale il problema è anche a livello macro, come se in una stazione dei treni in cui transitano sia trasporti locali che sovralocali, la congestione delle linee locale ha sicuramente effetto anche sul trasporto sovralocale.

Milano come altre metropoli internazionali è un laboratorio di idee per l’ottimizzazione dei flussi e sviluppa come le altre molte soluzioni che nel breve periodo portano risultati concreti; per breve periodo si intende, una soluzione che abbia effetti immediati e di facile realizzazione, cosa che sostituire parti di città non si fa proprio in poco tempo e non sempre ha successo.

A Londra una soluzione che portasse benefici in tempi abbastanza brevi è la costruzione della metropolitana, che è nata in cunicoli larghi quanto basta per fare passare i vagoncini con i pacchi postali, visto che era proprio questo lo scopo della realizzazione.

A Tokyo la soluzione è stata invece, per far fronte alla mobilità verso destinazioni molto varie, improponibili per la realizzazione di trasporti pubblici efficaci, costruendo invece automobili versatili che occupino il minimo indispensabile.

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